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Conoscenza extrasomatica

 
  INTRODUZIONE ALLA CURARTE


Salvador Dalì, Il bambino geopolitico

Attraverso la nostra capacità di creare simboli siamo diventati una specie unica tra gli esseri viventi.

La nostra capacità di creare e di comunicare simboli, di trasmetterli ad altri, ci differenzia, infatti, dalle altre creature animali le quali dipendono per lo più dalle informazioni già incastonate nei loro cervelli.

L’astronomo Carl Sagan chiama questa capacità tipicamente umana: «conoscenza extrasomatica». Siamo animali che apprendono stando nel mondo e interagendo con esso. Ciò significa che il nostro essere uomini risiede nella capacità di creare e comunicare, scambiare simboli.

Tutto ciò che è vivente, foss'anche l'ameba, è dotato di una struttura comunicante che, utilizzando un qualche tipo di linguaggio, entra in qualche tipo di relazione col mondo che lo circonda, com-prendendolo e cercando di farsi com-prendere, affinché tra lui e il mondo si instauri un qualche tipo di interazione che garantisca, per entrambi, la maggiore possibilità di sopravvivenza. Citavamo, ad esempio, qualche post fa, i pipistrelli e il loro sistema di ultrasuoni.

Noi umani abbiamo sviluppato un sofisticato sistema di relazione col mondo e di sopravvivenza nel mondo: creiamo e condividiamo simboli affinché il mondo si doti di senso e quando, in diversi modi e gradi, salta questa comunicazione con il mondo, questa capacità di ideare e condividere simboli, il malessere soppianta il benessere.

(non a caso la lotta di Franco Basaglia per la chiusura dei manicomi verteva, tra l’altro, proprio su questo principio: come curare una persona che si è disconnessa da sé, dall'altro, dal mondo se la chiudiamo fuori dal mondo?).

Il malessere psichico ha sempre a che fare con una disfunzione comunicativa: con il proprio mondo interiore, con il mondo dell’Altro, o con il mondo in genere; insomma, i simboli che utilizziamo per comunicare con noi stessi, con gli altri o per dotare di senso il mondo che ci circonda, non funzionano più adeguatamente, danno risposte erronee e disfunzionali, non vengono recepiti.

Quale cura migliore, allora, se non l'Arte, quell'Arte da cui siamo nati come specie e che, con la sua intima e profonda capacita di connetterci al mondo, può permetterci ogni volta di rinascere?